Martedì 31 marzo sul freddo terreno del campo di Zenica, in Bosnia, si è consumata l’ennesima disfatta della Nazionale Italiana di calcio. La terza mancata qualificazione di fila ad uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo: i Mondiali di calcio. Bisogna tornare indietro di 12 anni per rivedere la maglia azzurra competere per la coppa più ambita nei sogni di ogni bambino, addirittura di 20 anni (anno dell’ultima vittoria del torneo) per rivedere la Nazionale passare le fasi a gironi. Allora questi dati fanno riflettere come un Paese che tra le cose più serie delle meno serie vive di passione per questo sport, non riesca più a provare l’entusiasmo delle notti estive davanti ad uno schermo guardando quelli che per alcuni sono solo “22 uomini che corrono dietro un pallone”. Eppure chi è appassionato di questo sport sa bene che non è solo questo, sa che è appartenenza, voglia di riscatto ma soprattutto il piacere di avere anche solo una scusa per passare una serata insieme ad amici o famigliari che non sono eterni e per i quali vale la pena godersi ogni singolo istante della loro presenza. Non voglio entrare nel merito del problema, anche perché di errori in questi anni ne sono stati compiuti (soprattutto dai piani alti) ed è inutile continuare ad utilizzare il termine: “rifondiamo”. Perché è facile dirlo, ma se poi una famiglia non può permettersi di pagare una scuola calcio al proprio figlio a causa di prezzi proibitivi per la maggior parte degli Italiani, se ogni anno si alza il prezzo dei canoni degli abbonamenti scaricando le colpe di questo calcio malato sulla pirateria o sulla tifoseria (ultimo baluardo della passione di un tempo), se viviamo ancora nella nostra bolla in cui nella Nazionale fatichiamo ad accettare giocatori nati in altri paesi o con colori della pelle differenti. Come potremo mai “rifondare” questo sistema? Forse il termine giusto sarebbe più: “abbattere”. Forse sarebbe un termine utopistico, me ne rendo conto, ma bisogna cercare di distruggere questo sistema prima che si autodistrugga da solo… più velocemente di quanto pensiamo, portando danni ben più gravi di quanto immaginiamo. Le prime fasi di questa veloce decadenza sono già in atto: allontanamento degli appassionati, ultime generazioni che non hanno mai vissuto e non vivranno mai più la loro adolescenza vedendo la loro Nazionale sotto un sole cocente di giugno e soprattutto molti probabilmente non vivranno mai una partita dei mondiali con i loro nonni o i loro genitori che magari gli avevano trasmesso questa passione. Perché mentre voi vi arricchite tra sponsor, diritti tv e biglietti a prezzi esorbitanti, a noi, chi ce le ridà queste emozioni?
