Carlo Alberto: legislatore, la statua equestre, codice e Senato

“In questa Pubblicazione, proseguo riportando, le successive “poesie” contenute nel Serto Poetico. Le tre poesie pubblicate sono il continuo inneggiamento e incensamento a Re Carlo Alberto quale Legislatore, al quale Casale “citta industre” tributa omaggio eterno elevando la Statua Equestre, per la ricostituzione del nuovo Senato, per il nuovo Codice delle leggi, il tutto finalizzato a “Uniforme Giustizia“. Le espressioni sono altamente poetiche e vanno interamente comprese se si considera la grandezza della decisione del Re nei riguardi della città di Casale che stava subendo un declino rapido e drammatico rispetto al suo grandioso passato”.

“Il Senato di Casale, ricostituito da Carlo Alberto – decreto nel 1837 – con una competenza territoriale molto estesa che andava ben oltre i confini del Piemonte, nel marzo del 1848, quale Organo Giudiziario, assunse la denominazione di Corte d’Appello”.

IL RE CARLO ALBERTO

L E G I S L A T O R E

S O N E T T O

Come seme fruttifero s’asconde Entro la terra, che l’accoglie amica; Là sepolto si solve, e si nutrica D’ umor, che il verno a larga mano infonde.

Sorge, poscia la pianta, e si diffonde Ricca di fiori per la pioggia aprica, Finchè copiosa messe all’arte antica, Ed alle cure del colon risponde:

Tal si cela del Re l’alto concetto Nel magnanimo cuor: quivi s’ accoglie D’ uniforme giustizia ardente zelo,

E si feconda nell’augusto petto Quel santo germe, e dolci frutti or coglie Ogni fedel del subalpino cielo.

Del medesimo

Sulla decretata Statua Equestre

DI SUA MAESTA’

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S T A N Z A

A mezzo il Foro torreggiar già parmi L’ amato Re con Maestoso ciglio; Nella guaìna chiuse pendon l’armi, E il popol guarda qual diletto figlio.

Il veloce destrier poggia sui marmi Con arte che dal ver prende consiglio Omaggio eterno, che Cittade industre Tributa a Prence generoso e illustre.

Del medesimo.

Codice, e nuovo Senato

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SONETTO

Quando m’ assisi sull’augusto soglio, E d’ un mio sguardo misurai l’avito Regno Sabaudo, che con giusto orgoglio L’ ombre degli avi mi segnaro a dito,

Porgendo quella di Vittorio un foglio (2) A pigliarlo mi fè cortese invito, E da Voi , disse in tuono grave, io voglio Di nostre leggi un sol volume unito.

Poi, leggete, soggiunse, e tosto sparve. Mirai la scritta, e di Senato il nome In stupendi caratteri m’ apparve.

Altro non v’era da chiarirne il come ; Ma te vidi, o Casal, l’oracol parve, E del gran serto t’adornai le chiome.

Del medesimo

ANNOTAZIONI

“(2) Già di nuovo Codice, e Senato parlavasi, come a tutti è noto, verso la fine del regno del Re Vittorio Emanuele di gloriosa rimembranza”.

(Continua 5 di 9)

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