Novanta capi di imputazione. Questo è l’esito delle indagini della Procura di Vercelli sul “caso” Ginepro. Continuare a chiamarlo caso Ginepro è ormai riduttivo. Limitativo. Forse persino ingeneroso nei confronti di chi ne sta pagando le conseguenze.
Non stiamo parlando di un semplice “omesso pagamento di fornitori” – anche se, per la cronaca, la maggior parte di questi fornitori sono le municipalizzate casalesi, nate per tutelare la cittadinanza e guidate ancora oggi da politici di spicco, le quali si sono dichiarate le prime vittime della vicenda – ma di una truffa, secondo la procura, con l’accusa di appropriazione indebita messa in atto dalla Ginepro Amministrazioni che ha seminato sfiducia, malcontento ed evidenti difficoltà economiche in intere famiglie. Alcune di queste hanno deciso saggiamente di rivolgersi a un giudice, scelta caldamente consigliata da “Confconsumatori” al momento dello scandalo, consapevoli che si tratta di un percorso lungo e tortuoso, perché come sappiamo la giustizia ha tempi infiniti, anche in considerazione che la tanto sbandierata riforma della magistratura non abbrevierà di un’ora la durata dei processi, anzi costituirà un ulteriore onere per i cittadini malcapitati…
Nel frattempo, chi governava la città all’epoca dei fatti è stato riconfermato alla grande. E, ora forse qualcuno avrà l’occasione di porre domande nuove, vigorose, e un po’ più scomode.
Ad esempio, perché le partecipate non si sono costituite parte civile nel processo? Hanno recuperato totalmente l’esposizione debitoria nei confronti dei condomini amministrati dalla Ginepro, avendo gli stessi pagato due volte le utenze, pertanto, da “prime vittime” avrebbero potuto investire tempo e denaro in questo processo quale forma di solidarietà con i cittadini danneggiati. Così come pure avrebbe potuto fare il Comune. Il Sindaco, avvocato, al momento non si è espresso sul tema ma occorre che presto lo faccia. Inoltre, cosa ne è stato del Comitato “Condòmini coinvolti nel crack Ginepro” nato nel 2023 oggi sparito? Come intende proseguire nella tutela dei suoi iscritti che sono stati oltre duecento? Certo, consigliava in ogni dove di non denunciare, ma ora?
Insomma, ancora amareggiati dall’esito del processo eternit e dai recenti sviluppi emersi dalla trasmissione Report, alcuni cittadini si trovano ad affrontare un altro processo, e sappiamo bene che il cammino verso una vera giustizia sembra aleatorio e illusorio.
Noi, intanto, continuiamo a osservare e a scrivere, e a tenere un faro acceso sulla vicenda sperando che qualcuno faccia una mea culpa e si scusi con i cittadini coinvolti.
