Nell’articolo vengono analizzate, da una studentessa, alcune delle nuove riforme del caro Giuseppe Valditara: opinioni dirette e critiche costruttive che mirano ad informare sull’inutilità di alcuni provvedimenti, che spostano in secondo piano i veri problemi del sistema scolastico.
Da settimane, ormai, si parla delle nuove riforme introdotte da Giuseppe Valditara, ministro italiano dell’istruzione; alcune di esse sono effettivamente utili e potenzialmente innovative; altre, al contrario, sembrano frutto dalla corsa a legiferare, che il risultato di una riflessione su problemi reali.
Le nuove norme, di cui molte ancora disegni di legge, riguardano soprattutto le scuole superiori,le assunzioni degli insegnanti e persino le facoltà di Medicina, che rischiano di trasformarsi in un ambiente mentalmente usurante per i futuri studenti, complice esami di percorso sempre più selettivi e stressanti.
Vi sono diverse iniziative di cui parlare, sia apprezzabili, sia discutibili, ecco le principali:
Modello 4+2 degli istituti tecnici professionali (tradotto, 4 anni nella scuola superiore tecnico‑professionale + 2 anni negli ITS, Istituti Tecnici Superiori, con collegamento diretto al mondo del lavoro): questa riforma permette ai ragazzi di esser preparati e formati per una futura professione, peccato che la riforma non sia ancora ordinamentale, e conoscendo le tempistiche, passeranno anni prima di poterlo diventare.
Liceo del Made in Italy, nuovo percorso liceale ispirato al settore del Made in Italy. Questa proposta è ottima per evitare che l’artigianato tanto rinomato del nostro Paese vada dissolvendosi; nonostante questa sia una bella idea, si è rivelata un totale flop.
E’ stato pensato di introdurre una misura che faccia da Contrasto alla dispersione scolastica, (per ridurne l’abbandono, sempre più frequente, soprattutto in sud Italia) e l’atto di Indirizzo Politico‑Istituzionale 2025‑2027: questo titolo tanto esuberante, si riferisce a temi risalenti agli anni ‘80 e oltre: bullismo, integrazione, miglioramento sistema scolastico e valorizzazione del personale.
Nonostante il continuo posticipare del problema, si è preferito dare priorità al divieto di utilizzo del telefono (cellulare) a scuola: le classi crollano, i fondi mancano, i docenti migrano, ma il colpevole diventa lo smartphone. È questo il massimo dell’ambizione politica?
E più facile prendersela con uno schermo che affrontare le vere problematiche di un sistema scolastico mal gestito che implora di essere ascoltato..
