Israele ha bloccato gli aiuti umanitari diretti alla Striscia di Gaza, aggravando una crisi umanitaria già drammatica. Migliaia di palestinesi stanno morendo di fame, senza accesso a cibo, acqua potabile o medicinali.
Due attivisti salpano da Catania per Gaza: intercettati e deportati dalle autorità israeliane
Catania – Dodici attivisti per i diritti umani sono partiti alcuni giorni fa dal porto di San Giovanni Li Cuti, a Catania, a bordo di una barca a vela facente parte della missione Freedom Flotilla, con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza. La missione, avviata all’inizio di maggio, aveva due scopi principali: portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul blocco imposto da Israele.
Tra i passeggeri figuravano volti noti come Liam Cunningham, attore e attivista irlandese, Rima Hassan, europarlamentare francese, e la celebre attivista svedese Greta Thunberg.
La barca trasportava un carico simbolico ma essenziale di beni di prima necessità: farina, riso, latte in polvere, pannolini, kit medici, stampelle.
Una rotta interrotta
Il viaggio, che in condizioni normali avrebbe richiesto circa sette giorni, è stato bruscamente interrotto quando le forze israeliane hanno intercettato l’imbarcazione in acque internazionali. I soldati hanno fatto irruzione a bordo, arrestato gli attivisti e li hanno successivamente deportati in Israele. Le autorità israeliane hanno giustificato l’azione sostenendo che si trattava di una misura necessaria per evitare il presunto contrabbando di armi verso Hamas.
Reazioni internazionali
L’intervento ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, rappresentanti politici europei e attivisti, che lo definiscono una chiara violazione del diritto internazionale e un’ulteriore prova del crescente isolamento della popolazione civile di Gaza.
La missione continua
Nonostante il blocco, gli organizzatori della Freedom Flotilla hanno ribadito il loro impegno:
“Ogni nave fermata è un grido che il mondo non può ignorare.”
Intanto, a Gaza, la carestia avanza. Migliaia di famiglie non hanno accesso ad alimenti o cure mediche, e non esiste alcuna possibilità di evacuazione. Il popolo palestinese, intrappolato in una zona di guerra, è condannato a una sofferenza senza fine. La missione interrotta di questi attivisti rappresenta non solo un gesto di solidarietà, ma un atto di coraggio civile che merita di essere raccontato.
