Jean-Paul Sartre diceva che in un periodo di mode dipingere una rosa è rivoluzionario! In questo turbolento presente socio-politico, definirsi liberale non essendo ne di destra ne di sinistra, è considerata pressoché un’eresia, poiché se non sei di destra sei di sinistra, ovvero se non sei di sinistra sei di destra e, se vogliamo, aggravando il paradosso, se non sei fascista sei comunista, ovvero se non sei comunista sei fascista… non se ne può più di questo tifo da stadio: curva nord contro curva sud!
Ci si interroga del crescente astensionismo alle urne, ormai superiore al 50%. L’elettore non crede più nei partiti, ormai snaturati rispetto a come erano concepiti un tempo con una propria dialettica interna; ormai abbiamo partiti personali supportati da un elettorato che vuole al comando l’uomo o la donna forte che gestisca il potere. Un fenomeno quello dell’astensionismo che non sembra interessare, tuttavia, i partiti poiché già gratificati dalle curve. Per evidenziare un paradosso noi abbiamo un governo eletto all’incirca dal 28% degli aventi diritto al voto, quindi da una minoranza del paese. Patetico quando si sente declamare che si è eletti dal popolo, pertanto si ha il diritto di governare (comandare?); realtà inconfutabile! Lo conferma anche il sindaco Capra che nel discorso del suo insediamento in comune ha affermato che non sarebbe stato il sindaco di tutti (è stata la prima volta che un sindaco di Casale, dal dopo guerra manifestava tale volontà). In questo clima l’astensionismo la fa da padrone. Non sono certamente un fautore dell’astensionismo, tutt’altro. Sono cresciuto in un periodo in qui l’affluenza alle urne superava abbondantemente il 90%; partecipare era un diritto al quale non si voleva rinunciare. Poi ci fu il declino, facile imputare questo al venir meno della fiducia dell’elettore verso i partiti, però non della politica. In effetti tutti ci rendiamo conto dello stato drammatico della sanità, di sentirsi meno sicuri rispetto al dilagare della malavita, la scuola continua a vivere momenti molto difficili, il carrello della spesa sempre più caro, per non parlare della crisi dell’occupazione; è di questi giorni il dato, come comunicato da Il Sole 24 Ore, che in dodici mesi la cassa integrazione è aumentata del 10%! E, la “maggioranza non schierata” dei cittadini rimane in mezzo al guado, compressa, da un lato dalla destra che con eccellente capacità propagandistica riesce à sviare l’opinione pubblica dalla realtà con i più vari argomenti pretestuosi, come la partecipazione del comico a Sanremo (…!), mai commentando però la violenza verbale e pratica dell’amico bullo Trump (e se non bastasse vicina anche alla cultura MAGA…!), patriottismo all’italiana; dall’altro lato la sinistra protesta, anche correttamente (ci mancherebbe, è all’opposizione…), ma l’assenza di vere proposte su come cambiare il paese: il silenzio è assordante.
La polarizzazione delle posizioni rappresenta uno dei mali più gravi del nostro Paese e non solo. Le contrapposizioni, sempre più forti sul piano politico, sociale e culturale, stanno producendo un evidente impoverimento del dibattito pubblico e una preoccupante decadenza civile.
Il primato dei liberali sta nel rispetto dei dettami della Carta costituzionale che affonda le radici nella rinascita democratica del dopoguerra. Quella carta fu il prezioso lavoro, anche duramente dibattuto, di una Costituente composta da partiti con ideologie eterogenee. Oggi siamo molto lontani da quello spirito, proprio quando pensiamo alla così detta riforma della giustizia che modifica ben 7 articoli della Costituzione sbilanciandone l’architettura! Se pensiamo che la maggioranza (come detto il 28%…) blindata ha approvato tali modifiche con il doppio passaggio, Camera e Senato, senza recepire nessun emendamento parlamentare, pur nel rispetto regolamentare ma, a mio avviso, non del confronto democratico, ci domandiamo: siamo ancora in una democrazia liberale?
La nostra Costituzione rappresenta il patto fondamentale che tiene unita la nostra comunità dopo la fine del fascismo e la nascita della Repubblica, meriterebbe più rispetto!
Fortunatamente la Generazione Z ne è consapevole con grande senso di responsabilità e saprà trasmetterne il valore.
