La sera del 16 ottobre 2025, verso le ore 22, davanti alla casa del noto giornalista e conduttore del programma televisivo d’inchiesta “Report”, Sigfrido Ranucci, è esploso un ordigno, che conteneva circa 1 kg di esplosivo al suo interno, accanto alla sua auto e quella della figlia, ridotte ormai in macerie e detriti. Al momento, ha aperto le indagini la Procura di Roma e, sull’episodio, sono intervenute le squadre specializzate (compresi i Reparti investigativi e l’Antimafia/Divisione Investigativa Antimafia), le cui ipotesi di reato includono il danneggiamento aggravato, con elementi che fanno ipotizzare una matrice intimidatoria.
Ranucci si occupa e intenta da molto tempo ormai, inchieste su mafia, corruzione, rifiuti e appalti. Per questo, in passato, ha ricevuto minacce più o meno gravi, la cui conseguenza è stata la scorta.
Attentare alla vita di un giornalista scortato non è solo un atto riprovevole nei confronti di un essere umano, ma è un lampante attacco alla libertà di espressione e di stampa, che in questo decennio è sempre di più nel mirino di organizzazioni criminali e politiche che senza sosta cercano ogni giorno una, nuova o datata che sia, misura per censurare i fatti, controllando il flusso di informazioni. Per porre queste ultime in una direzione a loro favorevole, necessitano di sviare o, meglio, eliminare ciò che considerano ostacoli, ma fino a quale punto si possono spingere davanti agli occhi del popolo? Di fronte ad un mondo che sta diventando sempre più crudo, con leader spavaldi che agiscono censurando poco alla volta, anche se con una velocità impressionante, l’arte di raccontare la verità. I giornalisti sono davvero così al sicuro allora? la risposta, attualmente, pare no. Anche se risaputo sia un mestiere piuttosto pericoloso, soprattutto in certi campi, atti di violenza di questo genere che l’Italia pensava di essersi lasciata alle spalle, stanno ritornando con rumore e spietatezza. La verità e chi la racconta si sta trovando progressivamente con le mani legate e la bocca chiusa a forza. Con grande vicinanza a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia, chiediamoci: la comunità giornalistica avrà le spalle abbastanza larghe per contrastare le minacce e affrontare la paura o si lascerà piegare da esse? Non resta che attendere l’evoluzione degli eventi.
