A Roma, il mese scorso, è stata presentata la XX edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Dal 2006 a oggi il saldo migratorio degli italiani è pari a -817.000 persone: 1,6 milioni di espatri e 826 mila rimpatri, con le perdite maggiori in Lombardia, Nordest e Mezzogiorno.
Al 1° gennaio 2025 gli iscritti all’Aire sono 6,4 milioni, quasi un italiano su nove: una vera “ventunesima regione” fuori dai confini nazionali. Parallelamente continua la mobilità interna: oltre 1 milione di italiani, tra il 2014 e il 2024, si è trasferito dal Sud al Centro-Nord, generando per il Mezzogiorno un saldo negativo di più di 500 mila persone.
Gli espatri crescono costantemente e nel 2024 raggiungono il record di 155.732 partenze. Tra i residenti all’estero aumentano anche le donne, cresciute del 115,9% in vent’anni. Le cause della mobilità sono molteplici: fragilità strutturali del Paese, lavoro precario, forti disuguaglianze territoriali e scarsa valorizzazione del merito; ma anche desiderio di scelta, curiosità e progettualità personale.
Non emigrano solo ricercatori o laureati: il filo comune non è la fuga, ma la ricerca di dignità, riconoscimento e mobilità sociale. Secondo il Rapporto, il vero “bluff” è non riconoscere che ogni persona rappresenta un talento. Non basta trattenere o rimpiangere chi parte: occorre coinvolgere queste energie nella costruzione di nuove visioni collettive.
La mobilità nel Paese svuota il Sud e le aree interne: a spostarsi sono soprattutto i giovani tra 20 e 34 anni, seguiti dagli adulti. Le province interne e montane perdono popolazione, scuole e servizi, aggravando l’impoverimento sociale. Le forti disuguaglianze territoriali creano un’Italia “a velocità diverse” e spesso questo primo spostamento porta poi all’espatrio.
«Questa Italia – ha dichiarato S.E. mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes – non può avere come risposta solo il decreto legge del 28 marzo 2025, convertito nella Legge n. 74 del 23 maggio 2025, che ha introdotto modifiche al principio dello ius sanguinis, limitando la cittadinanza automatica a due generazioni di discendenza, con qualche eccezione. Al contempo, è stato bocciato un referendum sulla riduzione dei tempi della cittadinanza da 10 a 5 anni, anche per il 65% dei bambini nati in Italia da genitori di altre nazionalità e che frequentano le nostre scuole: uno strabismo legislativo».
