Liste d’attesa. Quando avremo risposte?

Mentre si cerca di fare propaganda con continue notizie sulla sanità in Piemonte oggi farsi curare è un percorso sempre più ad ostacoli. Un lettore ci segnala quanto sia difficile prenotare una gastroscopia: nel pubblico la prima disponibilità è tra circa 6 mesi, nella vastità di strutture private presenti sul territorio è difficile trovarne una che faccia questo servizio. Per sapere se ho un tumore devo aspettare sei mesi o dodici mesi? E su chi ricade la responsabilità per questo ritardo?

Qualcuno vuole finalmente fornire risposte ai cittadini e fare finalmente chiarezza su questo tema che ormai si procrastina da anni? Anche a costo di essere impopolare?

Ormai ci siamo abituati ai tempi d’attesa per esami e controlli che si allungano ogni anno, con liste che superano i 12 mesi persino per prestazioni fondamentali come risonanze magnetiche, ecografie o visite cardiologiche. E così si attende, aspettando il proprio turno o rinunciando a curarsi. Intanto, chi può permetterselo, tenta la strada della sanità privata pagando due volte, sia i costi della sanità pubblica attraverso il pagamento delle imposte che le prestazioni alle strutture.

Mentre l’assistenza territoriale non riesce a fare un cambio di passo, la Regione Piemonte punta su progetti faraonici per la costruzione di nuovi ospedali e poli sanitari.

Non si investe su chi cura, ma su ciò che fa notizia?

L’ennesimo tentativo introdotto dalla politica regionale per abbattere le liste d’attesa è quello dell’overbooking, ossia aumentare gli slot di disponibilità per gli appuntamenti sperando che qualche paziente non si presenti. E se tutti si presentano visto che probabilmente sono mesi che attendono questa visita? Si genera il caos.

Intanto risposte vere a problemi concreti non arrivano mai.

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