Dopo i tragici avvenimenti a La Spezia del 16 gennaio, che hanno visto perdere la vita in una scuola della stessa città Ligure di un ragazzo di 18 anni, a causa delle gravi ferite inferte da un compagno di scuola con un coltello, ci si è trovati catapultati in un tornado di dubbi ed insicurezze collegate alle nuove generazioni. Quelle generazioni che un domani dovranno costruire un futuro che pare ogni giorno più incerto che mai. Tra lo sconforto dei coetanei, il dolore dei genitori e la rabbia di coloro che gridano ad una tragedia annunciata, ci sono cariche istituzionali che cercano dei mezzi per arginare il problema della violenza nelle scuole. Tra le proposte più gettonate e portate avanti dal ministro dell’istruzione Piantedosi ci sono i metal detector negli istituti e le perquisizioni (simili a quelle già presenti in eventi sportivi o concerti per intenderci) che permetterebbero (almeno, così è stato detto dal ministro) all’ambiente scolastico una maggiore sicurezza. Potrebbe apparire come una soluzione a tutti i mali eppure sono stati ignorati dei particolari essenziali per “garantire la sicurezza di chi lavora nelle scuole e dei nostri ragazzi” come ha detto il ministro durante un’intervista in cui enunciava la possibilità per le scuole che ne ritenevano la necessità, di attuare i controlli all’entrata. Innanzitutto bisognerebbe educare i ragazzi ed i giovani a credere nel dialogo anche e soprattutto di temi per i quali molti andrebbero in escandescenza, provare a capire quegli stessi giovani non importando misure carcerarie nelle entrate degli istituti per evitare tragedie annunciate e spesso ignorate dalle istituzioni in cui nessuno potrà più tornare indietro bensì inserendo ore di quella famosa educazione affettiva di cui tanto si torna a parlare (o forse no) ogni volta che dei giovani perdono la vita a causa dell’incapacità di chi di dovere di insegnare a dei loro coetanei a rapportarsi con altri individui, di cui magari si è in disaccordo su tutto ma che hanno il nostro stesso diritto di parlare e vivere. Poiché per le strade, nei locali o nei luoghi di assembramento non si potrà installare ovunque un metal detector, non sarebbe meglio EDUCARE i giovani a come rapportarsi, anche discutendo, senza l’utilizzo di un’arma? Arrivare ad installare dispositivi di questo tipo e forze dell’ordine nelle scuole vuol dire aver perso completamente tutte le speranze in una generazione, la quale ha convissuto per 3 anni con una pandemia che ha portato un esorbitante numero di ragazzi e ragazze a non sapersi relazionare con tutti coloro che li circondano. Senza contare il mostruoso incremento di casi di depressione giovanile. Perciò, io in quanto giovane ragazzo sento il bisogno di chiedere e mostrare la necessità della nostra generazione verso il sistema scolastico di affrontare certi temi e non ignorarli, perché scontati non sono. E non saranno certamente dei metal detector a insegnare come rapportarci tra di noi o salvare vite fuori dalle scuole di altri ragazzi come Youssef. Perché morire così, a 18 anni non è accettabile.
