La storia del vino passa per il Monferrato, e noi tutti siamo convinti che il Monferrato sia uno dei territori viticoli più importanti del mondo, ma la domanda è: il resto del mondo lo sa? Dobbiamo essere consapevoli che purtroppo non è così, il Monferrato a livello mondiale non è tra i territori più famosi, spesso non è proprio conosciuto. Tentare un’analisi dei motivi di questa “misconoscenza” ci porterebbe lontano e non è questa la sede, mi limito a dire che ci sono debolezze strutturali legati alla piccola dimensione delle imprese, alcuni errori passati nella definizione delle denominazioni di origine che non valorizzano la parola Monferrato come bandiera di un vino di qualità superiore, e una carenza di comunicazione o una comunicazione dilettantesca, soprattutto in passato da parte di alcune istituzioni pubbliche. Forse anche una qualità media dei vini non sempre all’altezza, ma questo appartiene al passato, non al presente.
Oggi il “brand” Monferrato è forse più attrattivo per il turismo che per il vino. Lo dimostra la crescita del turismo in tutte le sue forme, a cui si è accompagnata una crescita dell’offerta. Molte cascine vuote o abbandonate sono state ristrutturate come case di campagna e di vacanza, con una forte presenza di stranieri. Da questo punto di vista il Monferrato beneficia di una certa saturazione che si è verificata nelle vicine Langhe, diventate ormai meno accessibili come prezzi e con un mercato immobiliare ormai molto ristretto. Bisogna fare attenzione, a questo punto, ai rischi connessi alla crescita. Nei luoghi turistici come pure nelle città d’arte si verifica puntualmente un fenomeno pericoloso: alla crescita esponenziale della domanda corrisponde aumento dei prezzi e peggioramento della qualità. E conseguente delusione e parabola discendente della domanda. Anche le destinazioni turistiche “passano di moda”. È un rischio, se possibile, da evitare. Il Monferrato potrebbe, dovrebbe, evitarlo. Sarà in grado?
È probabilmente il turismo oggi il veicolo più importante per una maggiore valorizzazione dei vini del Monferrato. Un amico che importa vini in USA mi parlava del concetto di “experience”: occorre organizzare l‘offerta turistica ed enoturistica sotto forma di pacchetti vendibili, che comprendano diverse esperienze nell’arco di una vacanza: visita cantine e degustazioni ma anche arte, natura, sport, bicicletta, corsi di cucina etc. Questo richiede probabilmente la nascita di nuove figure professionali e nuove tipologie di impresa. Una grande azienda vitivinicola di cui sono stato per diversi anni consulente in Sicilia ha addirittura un suo ufficio che organizza viaggi in Sicilia. Oltre ad essere un “business” di per sé questo comporta ritorni importanti di vendite per i turisti che ritrovano nei loro paesi di origine i vini degustati, e per operatori economici che possono decidere di importarli o di acquistarli per le loro catene o i loro ristoranti. È un modello che, con alcune correzioni legate alla diversità del contesto, potrebbe funzionare anche qui.
