Se domani non torno

Per quanto riguarda la mia esperienza su quel palco, posso dire che è stata fantastica: per la prima volta ho avuto un camerino tutto per me e anche un microfono auricolare, di quelli che si indossano sull’orecchio.

Mi è piaciuta moltissimo l’orchestra: erano così vivaci! Nei camerini cantavano a squarciagola ed erano perfettamente coordinati. Le loro voci erano pulite, intonate e capaci di unirsi in modo unico e armonioso. Tra loro avevo notato una ragazza con gli occhiali neri e la frangetta: è stata la prima a cantare e, quando ha iniziato, sono rimasta senza parole, affascinata dalla sua voce.

Le ballerine erano tutte ragazze bellissime, sicure di sé e leggere nei movimenti, vestite di rosso; c’era un solo ragazzo, vestito di blu. Sono riuscite a interpretare ciò che noi attori volevamo esprimere, muovendosi con una naturalezza che io non avrei mai avuto: mi sarei spezzata in due!

Poi siamo arrivati noi, gli attori, che dovevamo recitare, muoverci e far capire al pubblico ciò che stavamo raccontando. E voi penserete che sia stato facile? No. Rivolgersi a un pubblico così grande è difficilissimo: bisogna gestire le emozioni, rimanere concentrati e evitare distrazioni.

Anche se hai le luci puntate in faccia, sei stanca o hai mille problemi, devi raggiungere l’obiettivo a qualsiasi costo. E sì, c’è chi ci riesce e chi no. Ma anche chi non raggiunge pienamente il risultato deve considerarsi il migliore, perché chi avrebbe parlato di un argomento così delicato alle 21:00 davanti a una dozzina di persone? In tanti non ci sarebbero riusciti.

Dietro le quinte c’era un grande via vai, e un ragazzo girava tra i camerini bussando alle porte e chiedendo: “Vuoi una banana?” Può sembrare ridicolo, ma in realtà ha fatto molto: ha diminuito la tensione. Io ero agitata e preoccupata, ma quel gesto, il sorriso e il suo sguardo gentile… mi hanno fatto capire che non avevo bisogno di perfezione, ma di conforto.

Io odio quando le persone mi guardano con gentilezza, perché non sono abituata. Ma quel suo sguardo diceva: “Se questa notte andrà male, fa niente. Non starci male… e almeno hai mangiato una banana.”

Ogni secondo mi chiedevo: Che sto facendo? Merito di essere qui? Ho sbagliato la parte… E piangevo, perché niente di ciò che pensavo aveva senso. Dopo lo spettacolo ho pianto tanto, ma qualcuno mi ha preso per le spalle e mi ha spronato: “E DAI, SORRIDI! SE NO FINISCI MALE!” Mi sono sentita risvegliata. Per la prima volta non ero sola e, per una volta, mi sono sentita apprezzata.

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