Serto Poetico: Ode, Canzone e Sapphica

O D E, interamente del Prof. Carlo Salza b) C A N Z O N E, ritrascritta parzialmente con parte iniziale interrotta dalla punteggiatura…. e parte finale, del Cav. Pietro Giuria. c) S A P P H I C A, con parte inziale e parte finale separate dalla punteggiatura…, del Theol. P. Vigliani”.

“Odi sempre inneggianti alla città di Casale con riferimenti e raffronti storici e nello sfondo quindi sempre esaltanti la figura di Carlo Alberto che, con decreto nel 1837 ristabilì il Senato di Casale dalla vastissima competenza territoriale”.

“La trascrizione solo parziale di diverse poesie adesso come nelle puntate precedenti, avviene da parte mia in linea di massima o per la lunghezza di esse o per la mia difficoltà e limitatezza nel comprenderne il testo”.

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O D E

O patriamia, qual luce Oggi fiammeggiante per le tue contrade! Bella incominci memoranda etade Che a gloria ti conduce, Poichè si piacque volgere a tuoi figli Un magnanimo Sire i suoi consigli.

Temide severa Un’ara vedi eretta al culto augusto, E ridonato l’Ordine vetusto, Per cui già fosti altera: Il tuo voto s’adempie, e pegno hai certo Del generoso amor di Carlo Alberto.

Nasce vicenda nuova Di cose, e fia de’ figli tuoi sicura La bramata più splendida ventura; Intente a degna prova Le industri arti vedrai per farti bella, Or che raggia su te propizia stella.

Eridano superbo, Che gonfio i flutti indocili sospingi, Ed a ristarsi il passeggier costringi, Su te governo acerbo Opra regale avrà di ferro ponte Cui non fia mai che l’onda tua sormonte.

Madri, la dolce prole Crescete a bei costumi, ad opre oneste; Ei la mente sovrana pose a queste Pietose cure; Ei vuole Che dell’almo paèse Subalpino Invidìato adempiasi il destino:

Chè la ragion d’Iddio Che del saggio la grande alma corregge, E lui per fido suo ministro elegge, II regal cor sentìo, E gli eccelsi pensier drizzò costante A fermar nuove norme e leggi sante.

Esso cui tanta parte Dell’italiche sorti il ciel commise, E cui lieto finor tanto sorrise, Eterna in degne carte Erato bella con mertata laude, E la gente dall’Alpe al mare applaude.

I sanguinosi allori E l’esecrate palme il tempo sfronda, Ma più vivace sempre e più gioconda Splende lieta di fiori La corona, che al crin si cinge il saggio Perché non giunge etade a farle oltraggio.

Del Professore Carlo Salza

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CANZONE

Da te gli auspici or prenda Casale, il canto; al nascer mio spiràro Auge lontane, è ver; ma ovunque un raggio D’italo sol risplenda Comun patria non è? dall’Alpe al Faro Non ci lega un sol nome, un sol lignaggio? Cessò il fraterno oltraggio Che di tanta ci oppresse onta e sventura, Quando ogni popol centro era a se stesso; Siam stretti in un amplesso, Nè la tua gloria l’altrui gloria, oscura; La tua gioja è la nostra, onde al tuo vanto, E a Te consacro, come a patria, il canto.

Ma quai pensier mi desti? Nelle tue basi i tuoi destin vegg’io, Dove, argomento di futura speme, Glorie e sventura attesti; Chi mi dà il raggio onde penètra Iddio La notte che da secoli le preme? Quando coll’ire estreme L’augel che stese sopra il mondo i vanni Il destrier di Alarico impàuriva, (3) Il barbaro fuggiva Torcendo le infelici armi a’ tuoi danni; E tu cadevi; ma quell’ultima ora Solenne fu; Roma cadeva ancora.

Cadevi sì, ma scossa Quasi da sovrumano Ente dai gravi Tuoi sonni e da quell’ombra ove è il passato, Posando il piè sull’ossa D’antichi prodi, al ciel gli occhi elevavi Sul tuo futuro interrogando il fato. Di doppia luce ornato Brillò il tuo capo; dell’antica gloria Nei silenzi vastissimi su mute Pietre di età cadute Interpretavi la severa istoria, (4) E ti ponean nuova ghirlanda al crine Le fuggenti di Grecia Arti divine. (5)

Così ti avanza altera Città chiara fra l’itale contrade Pei studi della pace e della guerra; Né più tromba straniera Squilli fra le tue torri; estranee spade Non tocchin questa inviolabil terra: O se verran, tu serra Le porte; propugnacolo tu stai Da tante pellegrine armi conteso, Or nostro; e fia difeso L’onor patrio da Te; né più dovrai Sospirar di Aleranmo i dì felici. Il ciel mi inspira: ecco del ciel gli auspici.

Cav. Pietro Giuria

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ODE SAPPHICA

Alma, quam coelo posuit beato Numinis munus, segetesque ditant Uberes, Tellus, Liber et secundo

Adspicis ore,

En tibi volvunt meliora Parcae Fata nunc, pulchrosque dies recludunt: Ac tibi florens renovatur aetas

Auspice rege.

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Musa, que heroum prohibes sileri Gloriam, tanti fidibus canoris Principis laudes socia, ut perennis

Fama sequatur

 

Theol. P. Vigliani

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In calce e cioè in fondo a tutte le poesie contenute nel Serto, vi è una paginetta delle “Annotazioni, con 5 annotazioni delle quali nelle puntate precedenti ho riportato quelle riguardanti le postille (1) e (2).

Adesso, come da poesia Canzone, nella parte ritrascritta, del Cav. Pietro Giuria, riproduco le tre annotazioni – 3 – 4 – 5.

(3) E’ tradizione che questa Città venisse distrutta dai Goti, — quando Alarico fu vinto dall’Imperatore Onorio. (4) In alcuni scavi su trovarono molte medaglie d’Imperatori –romani, ed altre simili memorie. (5) Si trovava nel 1559, già stabilita in Casale l’Accademia degli –Illustrati formata da personaggi distinti in lettere latine, greche, ed ebraiche, che riunivansi due volte l’anno per recitare i loro componimenti; essi dirigevano una scuola, ove insegnavansi le matematiche, e la filosofia.

(Continua 7 di 9)

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