Trump, dietrofront sulla Groenlandia, ma l’instabilità rimane

In occasione del Forum di Davos, Donald Trump ha attuato un improvviso dietro-front alla sua politica estera. Se prima millantava violenza e supremazia attraverso l’imposizione dei dazi sulle nazione europee impegnate sull’isola groenlandese, alla presunta “corsa alla Groenlandia” con Cina e Russia e giustificandosi con un “problema di sicurezza nazionale”,  di recente ha annunciato il congelamento dei dazi contro i paesi europei in cambio di un accordo strategico sulla Groenlandia. . Il Presidente americano, ha dichiarato sia durante un lungo discorso pubblico durato ben 72 minuti  che tramite i suoi canali social, di aver definito con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, una cornice d’intesa che riguarda l’intera regione artica, presentando la situazione come un enorme passo avanti per la sicurezza nazionale americana contro Cina e Russia. 

Nonostante l’entusiasmo del tycoon, rimangono oscure zone d’ombra riguardo all’accordo politico. Mentre Trump insiste sulla necessità di una “proprietà” dell’isola e accusa la Danimarca di ingratitudine per la protezione ricevuta in passato, Mark Rutte ha gettato acqua sul fuoco, precisando che la sovranità danese non è stata ufficialmente messa in discussione durante il colloquio. 

Il ritiro della minaccia dei dazi, che avrebbero colpito dall’inizio di febbraio le nazioni europee impegnate militarmente a Nuuk, ha portato un parziale sollievo diplomatico. Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha accolto con favore la distensione, pur ribadendo l’importanza di rispettare la volontà del popolo groenlandese.

 In conclusione si può dire che partecipazione di Donald Trump a Davos è stata contraddistinta da un’ evidente polarizzazione diplomatica: il Presidente ha alternato dichiarazioni di impegno verso la NATO a risolute critiche personali rivolte a figure come Emmanuel Macron e Mark Carney, riaffermando al contempo la posizione secondo cui l’onere finanziario del conflitto ucraino debba ricadere interamente sulle nazioni europee. Nonostante alcune imprecisioni geografiche e gli avvertimenti rivolti ai partner internazionali, la giornata ha sancito una fase di profonda instabilità geopolitica, in cui la cooperazione sulla sicurezza artica è stata utilizzata come leva negoziale per determinare la tenuta dei rapporti commerciali transatlantici.

 

 

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