Questa è stata la mia Irlanda: verde, vento, risate. Mi sono lasciata stupire da paesaggi mozzafiato, mi sono lasciata andare al suono della musica tradizionale, mi sono buttata tra le braccia di questo mondo a parte. Vivendo così ogni secondo delle cinque settimane -sola a 1800 chilometri da casa- che ho avuto la fortuna di trascorrere a Dublino, un’esperienza scolastica e lavorativa è diventata più esperienza di vita.
Un valigione rosa chiuso la sera prima, un aereo di linea nascosto dalla nebbia del mattino, trascino con me a milleottocento chilometri da casa sogni, speranze, vestiti schiacciati ed un pacco di Krumiri.
Atterro così con poche certezze e piena di gioia nella capitale dai campi più verdi, nella città dei bicchieri di Guinness e delle patate.
Così mi accoglie l’Irlanda: un sottofondo musicale perenne, una cultura profonda, mille sfumature verdi e vento che ti scombina i capelli. Dublino mi porta, prendendomi per mano, nelle sue strade caotiche, nei suoi scorci mozzafiato, nei suoi parchi immensi, tra la sua gente.
La capitale di quest’isola a primo impatto timida, ma alimentata da una grande energia, non conosce confini. Seppur infatti circondata dal mare, silenziosa, accoglie tra le sue strade le infinite genti del mondo, persone da ogni dove portano un po’ del loro vissuto in questo piccolo universo a parte. Questo perché Dublino e l’Irlanda tutta hanno infatti vissuto soprattutto negli ultimi due secoli un’ enorme crescita economica, aprendo così i loro confini ad imprenditori e viaggiatori.
Questa terra, considerata a lungo marginale, nasconde in realtà un fuoco ben vivo; in ogni singola strada della città si respira un po’ della storia di un popolo ancora legato alla tradizione celtica, alla cristianizzazione ed infine alla lotta contro l’oppressione britannica.
Gli Irlandesi sono fieri, portano avanti con orgoglio le tradizioni dei loro antenati rimanendo però sempre curiosi, disponibili e accoglienti verso il prossimo.
Questa terra, un po’ nascosta, è in realtà ricca di piccoli grandi tesori. Davanti a spettacoli naturali come scogliere a picco sull’oceano, coste frastagliate, pascoli immensi non si può che arrendersi alla maestosità della natura. Ho trovato dunque l’Irlanda ed in particolare Dublino un intreccio di tradizione ed avanguardia, patria di una cultura ancora viva ma, ad oggi, pur sempre abitata da una società aperta, giovane ed istruita.
Tuttavia, i trentacinque giorni che ho passato nella capitale mi hanno regalato molto più di semplici ricordi e belle foto. Un’esperienza così offre ai giovani la possibilità di confrontarsi con sé stessi nel approcciarsi al Mondo.
Proprio sul ponte tra Tara street e O’connell Street, circondata da sconosciuti che parlavano una lingua diversa dalla mia, mi sono sentita grande. Grande perché responsabile ed indipendente. Infatti, seppur con dei riferimenti su cui fare affidamento, ogni singolo giorno mi ha migliorato. Mi ha insegnato non solo a cavarmela- un po’ per dovere, un po’ per necessità- bensì anche ad adattarmi tramutando stimoli, lontani da me, in opportunità.
Dublino in sole cinque settimane mi ha vista crescere. Svincolata da tutto e da tutti, partire e buttarsi mi ha reso consapevole di quanto grande possa diventare la mia vita. E se c’è un ricordo ed uno soltanto che porterò per sempre stretto con me è il senso di libertà che ho provato guardando con persone conosciute pochi giorni prima un tramonto apparentemente diverso da quello di casa.
